Guerra alle bande (larghe)
May 13th, 2009
Foto: www.filmscoop.it
Ma che sorpresa, anche nel Bel Paese, dove la legalità regna sovrana, i film si vedono sempre meno al cinema. Dilaga la pirateria, quella materialista dei DVD illegali e quella immateriale, quasi spirituale, del download da Internet.
Quasi un terzo degli italiani ha goduto nell’ultimo anno della visione di ventuno DVD pirata procapite, alimentando il gomorroico fatturato del mercato illegale: 332 milioni di euro. Incalcolabile il peso di chi scarica dalla rete.
I dati, pubblicati su «Repubblica» il 17 aprile scorso, sono della Fapav, Federazione Anti-Pirateria Audiovisiva, presieduta da Filippo Roviglioni, responsabile della O1 Distribution della Rai (è nelle sale Questione di cuore di Francesca Archibugi), ex manager Universal, Buena Vista, Cecchi Gori, UIP, giustamente preoccupato della concorrenza sleale. Paolo Romani, Sottosegretario alle Comunicazioni, tra i primi paladini delle televisioni private in Italia, vorrebbe riciclare una legge bocciata dal parlamento francese: due avvertimenti a chi scarica, poi la chiusura dell’accesso a Internet. Lungimirante, dal momento che Internet è un servizio insostituibile e non serve solo a scaricare file. Solo Riccardo Tozzi, presidente dei produttori Anica e produttore dell’italiana Cattleya, ruolo che fa il paio con quello di responsabile delle produzioni fiction di Mediaset, nonché glorioso produttore de L’albero degli zoccoli di Ermanno Olmi, di Prova d’orchestra di Federico Fellini e ancora di Antonioni e Bertolucci, intuisce il potenziale di nuovi fruitori della banda larga e suggerisce: legalizziamo i pirati del download e facciamoli pagare, magari poco. Tra i registi italiani, il sinistrorso Paolo Virzì si scaglia contro la pirateria informatica e ammonisce i provider Internet. Che bel pasticcio.
Secondo chi scrive, il problema è mal posto. Internet non può che entrare in conflitto con istituzioni inflessibili e localizzate, o il cui giro economico è troppo capillare e radicato per assorbire il cambiamento imposto dall’orizzontalità di un mezzo ancora troppo poco sfruttato, e male. Direi che in questo Steven Soderbergh (nelle sale con il fluviale e cronachistico Che, suddiviso nei due capitoli L’argentino e Guerriglia) batte Tozzi: suo il primo esperimento a larga distribuzione di film low budget lanciati in contemporanea in sala, in DVD e sul web (era il 2005 e il suo glaciale Bubble era a Venezia).
Non tutte le città possono godere di sale, rassegne e iniziative, e di andare a rintanarsi in quelle cattedrali nel deserto che sono i multiplex a vedere i soliti film da strapazzo non se ne parla. E allora, che si fa?

